La presenza, il tocco, la sacralità

di Piergiorgio Lizza, allievo diplomato I anno

 

Il Tantra insegna a fare l’amore o meglio ad essere nell’amore. L’amore non è ricondotto ad un determinato atto fisico e sessuale, ma è inteso come esaltazione dell’aspetto sensuale dello sguardo e del tocco, dello stare in presenza, dell’esserci per l’altro. In questo senso il tempo è dilatato, ogni parte del corpo è interessata alla consapevolezza di sé, si impara ad ascoltare e sentire se stessi, premessa fondamentale per poter offrire un’esperienza tantrica al partner, fino ad arrivare ad una compenetrazione innanzitutto sul piano spirituale. Questo permette poi di valorizzare al massimo la manifestazione fisica del tocco e dell’abbraccio, sino eventualmente all’unione sacra.

È importante notare che non si tratta di applicare tecniche né di inseguire la prestazione, non si hanno obiettivi e neanche l’esigenza di raggiungere l’orgasmo così come siamo abituati nella vita di tutti i giorni, secondo l’educazione sessuale che abbiamo (o non abbiamo) ricevuto.

La consapevolezza permette di osservare e testimoniare se stessi. Si deve essere presenti, non persi nei pensieri, nei progetti o nei ricordi.

La sensualità vissuta con consapevolezza diviene una pratica spirituale che crea amore e approfondisce l’esperienza del momento presente.

Ci si risveglia interiormente nel corpo e si apprezza davvero quanto piacere c’è nella propria vita.

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